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La croce di Latzfons: il santuario più alto d’Europa.

La chiesa della Sacra Croce di Lazfons
La chiesa della Sacra Croce di Lazfons

Ogni tanto uno va a sbattere il naso sui propri limiti, e se non si fa male è solo merito della dea bendata e di qualcuno che, con molta pazienza, ti porta passo passo fino al posto sicuro. Oggettivamente il percorso non è difficilissimo, (nemmeno facile, però) ma…è esposto, e io ho paura!!! Non sono arrivata al panico, ma qualche millimetro prima.

Era da un po’ che Sandra ci parlava della Schutzhaus Latzfonserkreuz (Rifugio Santa Croce di Lazfons), il luogo di pellegrinaggio più in alto d’Europa, dove è venerato un crocifisso speciale, il Cristo Nero. Ogni anno i fedeli lo portano a spalle dal fondovalle all’inizio della stagione del pascoli e riportato giù a ottobre.

Ci sembrava una meta interessante, così abbiamo deciso di andarci. Autostrada fino a Chiusa, poi abbiamo seguito le indicazioni per Velturn e Latzfons e infine abbiamo imboccato una stradina di montagna che si inerpicava tra ripidissimi pascoli verdi , fino a raggiungere parcheggio di Kaseregg (1900 m. s.l.m.).

Cartello iniziale per la Santa Croce di Lazfons
Cartello iniziale per la Santa Croce di Lazfons

Il sentiero è il numero 15. Sulla cartina sembrava che andasse verso fosse nord; il cartello invece indica est. Ma va bene, pensiamo, Seguiamo il cartello. Dopo un po’ un altro cartello: siamo sul 15B. Eh? Guardiamo la cartina: è un percorso alternativo, più lungo (all’incirca il doppio) ma si arriva allo stesso punto. Vabbè, ormai siamo qui, continuiamo su questa strada forestale che sale dolcemente, fermandoci a fare foto ed ammirare la splendida corona di monti che sta uscendo dalla foschia mattutina.

I pascoli con le montagne che escono dalla foschia
I pascoli con le montagne che escono dalla foschia

Arriviamo all’incrocio con il sentiero n. 1 e appena aggirata una piccola cresta, eccoli lì, il tetto rosso, l’appuntito campanile della chiesetta e il rifugio (2311 m): un’altra mezz’ora scarsa e siamo lì.

… e fino a qui benissimo. Strada tranquilla: 1 ora 40 di cammino. Paesaggio che più bello non si può.

Sopra il rifugio ci sono le tre cime: Ritzlarspitze (2.528m), Kassianspitze (2.581m) e Samspitze (2.563m). L’idea è fare il giro delle cime. Poco prima del rifugio parte il sentiero non segnato che sale alla prima cima. Ripido. Cominciamo la salita; salutiamo qualche capretta che, brucando l’erba, ci sbarra il passo.
Si sale, si sale e ad un certo punto mi rendo conto che il sentiero è stretto, il terreno instabile e siamo in alto!!! Resisto per un po’, poi avviso i miei amici: attenzione, comincio ad avere problemi! Sandra mi sorregge moralmente, un po’ con consigli, in po’ chiacchierando a vuoto.
Bene o male, (tutto quello che ho “volutamente” visto sono le scarpe di Sandra, che camminava davanti a me, su cui ho fissato lo sguardo per tutta la salita) passiamo i tratti esposti e quelli con il cordino metallico (avere qualcosa a cui aggrapparsi è una benedizione!!!) e finalmente siamo in vetta al Ritzlar. Ora che sono seduta, posso godermi il paesaggio: si spazia dall’alpe di Villandro, il Sassolungo, il Sassopiatto, il Gruppo del Sella, il Catinaccio, la Punta Grohmann. Ci raggiunge un altro gruppo di escursionisti, che ci chiedono un po’ stupiti, quanti anni abbiamo (280 in 4 e io sono la più giovane: 61) e ci fanno i complimenti. 

A questo punto abbiamo dovuto decidere se proseguire il giro delle cime o tornare indietro per la stessa strada. Sandra decide per la seconda opzione (non so se abbia valutato le sue condizioni, ma le mie sicuramente si!). 

Oddio!!! La discesa è peggio della salita (anche perché non potevo guardare le scarpe di Sandra). L’ho fatta quasi tutta “in retro”, tenendomi al cordino (è li per quello) o alle rocce. In alcuni punti ho preso in considerazione l’idea di camminare a quattro zampe (però non l’ho fatto. Tranquilli, ho conservato un po’ di dignità!!!).

Comunque sono riuscita a scendere, e sono qui a raccontarvela. Gli amici mi hanno fatto i complimenti (a cui credo solamente per buona educazione). Ed ho imparato qualcosa sui miei limiti!
Penso che il sentiero fosse stato circondato da un bosco, con gli alberi che chiudevano la visuale, o da un prato sarei salita (e discesa) a balzelli (non proprio: le ginocchia avrebbero brontolato) come una capretta, ma la vista del vuoto è stata troppo!!!

Ritornati al rifugio mangiamo qualcosa e ripartiamo. Al ritorno riusciamo a prendere il famigerato sentiero 15, che ci eravamo persi; solo un po’ più in pendenza della strada della strada che avevamo fatto all’andata.